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Il nostro presepe

Natività Nel meraviglioso centro storico di Calitri esistono vicoli dove la luce a volte è scarsa, dove la suggestione ed il magnifico panorama della vallata fanno sognare di amori e di lotte che sembrano, chissà perché, più forti e più veri di quelli che oggi viviamo. E' tra queste case, che lamentano il passare del tempo ma che restano maestose e fiere nella loro bellezza, è in questo luogo che il Circolo Aletrium organizza ogni anno il suo Presepe Vivente.

Ogni anno è come un incantesimo che si ripete; è come una coperta calda in cui avvolgersi per sentirsi al riparo. È il posto in cui il ricordo del passato è tangibile presente. Più di duecento comparse per far rivivere un giorno di tanti giorni fa. Ed è un'aria magica quella che si respira, profumi che entrano dritti nell'anima a riaccendere i ricordi per chi ne ha, oppure a far sognare chi è troppo giovane per averne. È come quando si alza il sipario di un grande palcoscenico e ci si trova davanti ad una scenografia maestosa, si corre il rischio di restare a bocca aperta, senza fiato.

Come per incanto si riaprono le case e le cantine scavate nella roccia, si riaccendono camini che per anni hanno scaldato miseramente i piedi di uomini e donne che tornavano dai campi sempre più stanchi e sempre più poveri. Riecheggiano suoni di mestieri oggi quasi sconosciuti, si riascoltano discorsi fatti in un dialetto che alcuni fanno fatica a capire.Tutti i sensi sono coinvolti e risvegliati dal sapore di piatti preparati con prodotti poveri, ma arricchiti dal piacere di condividerli con chi si ama. Cibi e bevande spariti quasi dalla quotidianità, come spariti sono utensili e ceramiche bellissime, vanto dell'artigianato locale.

Gli oltre 5000 visitatori sono letteralmente catapultati in un mondo dove per qualche ora la modernità e la sua fretta sono dimenticate. Si cammina tra donne con le gonne lunghe e dai larghi scialli per ripararsi dal freddo, vesti di stoffe forse poco fini, ma impreziosite da ricami che sono pitture. Si cammina al fianco di uomini con i gambali alti e i cappelli di feltro, uomini che odorano di vino e di tabacco ma che sanno di buono. È un perdersi tra i bambini rincorsi dalle maestre con i capelli legati e la bacchetta pronta; tra lo speziale che prepara intrugli miracolosi o il sarto che apre la sua bottega a chiacchiere e pettegolezzi. È un continuo vociare, è un suono di fisarmonica che allieta il banchetto di nozze; è il fabbro che ferra i cavalli; è la donna che tesse la lana o la"magiara " che toglie il malocchio. È un ragazzo innamorato che canta a voce alta l'amore sotto la finestra della sua bella. Così come sono le comari che litigano al mercato gracchiandosi contro. È un mondo nel mondo, è un rasserenare l'animo; ma è anche un ricordarsi da dove veniamo e dove andiamo; è il sapere che siamo figli della stessa terra. Dopo questa passeggiata in un mondo di favola, alla fine del percorso, in una grotta, tra un coro di bimbi e l'odore del fieno, appare, miracolo nel miracolo, la Sacra Famiglia: Madre, Padre e il Bimbo che sorride, e ci piace pensare che stia sorridendo al futuro









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