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U' Vardar' (il sellaio)



vardar Quest’abile artigiano realizzava il basto (“a’ varda”) per gli asini.
Una delle materie prime utilizzate per la fabbricazione del basto erano “ i curm’ “ (le stoppie d’avena), che venivano estirpate dai terreni appena mietuti, sia propri che di parenti ed amici. L’approvvigionamento di tale materiale era del tutto gratuito, anzi era considerato addirittura un servigio poiché in tal modo si effettuava anche la pulizia del terreno mietuto. Le stoppie, raccolte in mazzetti, erano utilizzate per “ u’ fust’ ”, vale a dire la struttura della sella, che in seguito veniva rifinita in cuoio. Il cuoio, ricavato dalla pelle del maiale, veniva acquistato stagionato a Mugnano del Cardinale, dove vi erano le concerie. Non era raro, però che fosse utilizzato cuoio d’asino, allorquando uno di tali animali morisse. Prima di essere lavorato, il cuoio veniva lasciato a bagno in acqua e sale, si per renderlo più lavorabile, sia per eliminarne il cattivo odore.
Alle due estremità del basto venivano posti degli archi di legno ( r’curv’). Il legname adatto alla lavorazione di tali archi veniva acquistato a Montella, dove nelle fasi di taglio dei boschi venivano selezionati i legnami adatti a tale lavorazione.
“ R’curv’ ” venivano levigate a mano dai vardar o da bravi falegnami. Gli archi e la struttura già rivestita di cuoio venivano assemblati con un lavoro di cucitura molto difficile, con un ago grossolano e dello spago.
All’arco anteriore veniva fissato “ u’ p’ttral’ ”, un pezzo di cuoio di vitello che sosteneva il basto durante i percorsi in salita. Il basto era fissato al dorso dell’animale mediante “ a’ cegna ”, un tessuto in canapa legato ad un’estremità con un gancio di ferro e all’altra con una fune.
Per rifinire i bordi del basto veniva utilizzato il cuoio di vitellino, “ a’f’nticcia ”. Infine alle due estremità erano legate due catenelle (i cat’niegghj). Quella posteriore serviva sia per fissare i carichi sul dorso dell’asino, sia per legare la “ vraca ”, detta anche “ stracqual ” (un pezzo di pelle di vitello conciata, che serviva a mantenere stabile la sella sull’animale da soma). Quella anteriore serviva per legare le briglie.
Anche le briglie e la “capezza” erano realizzate dai “vardar”, con pelli di vitello conciate; loro compito era anche abbellire la capezza con fiocchi di lana, code di volpi e campanellini.




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