Il mestiere del sarto (“cus’tor”), per quanto fosse ben apprezzato, non era molto redditizio, dato che, a quei tempi, i più fortunati si facevano confezionare al massimo due o tre abiti nell’intero arco della propria esistenza: tale ragione spingeva molti “cus’tur” ad abbinare al mestiere di sarto anche quello di barbiere, entrambi mestieri di forbici.
La bottega del sarto-barbiere si popolava maggiormente verso sera, quando si trasformava nel luogo privilegiato per conversare su fatti di cronaca quotidiana, di politica e di attività amministrativa.
Il sarto-barbiere era di solito in grado di leggere e scrivere, per cui nei momenti di pausa si dilettava a leggere ad alta voce i giornali, che teneva bene in mostra su un tavolino, rendendo così partecipi gli analfabeti che frequentavano la sua bottega.